Danila Visca. Dei profeti dell’Occidente.Tre variazioni sul tema del profetismo in Antropolgia Storica

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Euroma Editrice Univertsitaria di Roma- La Goliardica  - I° edizione ottobre 1995



Buone condizioni; come si evince dalle foto espressamente realizzate per questa inserzione, l'esemplare in oggetto è in uno stato di conservazione complessivamente  buono : rilegatura flessibile solida e compatta e pagine senza segni, sottolineature e/o pieghe di lettura. Il piatto anteriore e posteriore sono  integri e senza danni/segni di usura degni di nota ( normale usura da scaffale, vedi dettagli in foto ). Pagine alquanto nitide, tanto all’interno che sui tagli, senza tracce di patina e/o fioriture.

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‘Profeta’ è una delle categorie fenomenologiche fra le più universali: si parla di profeti in Africa, in Oceania, in Asia, nelle Americhe, e all’interno dello stesso occidente contemporaneo – tanto che pure L. Ron Hubbard, fondatore della Scientologia, è stato qualificato da alcuni come profeta. Quanto tuttavia è legittimo questo ampliamento della categoria ‘profeta’ al di fuori del suo contesto giudaico-cristiano di origine? Non ci troviamo piuttosto di fronte a un sofisticato processo di ‘invenzione’? Non siamo, cioè, di fronte all’ennesimo caso di estensione alle più svariate situazioni storiche e culturali della qualità specifica di un particolare contesto occidentale e solo di esso?
Per rispondere a queste domande, Dei Profeti dell’Occidente analizza alcuni casi ritenuti esemplari: Donna Beatrice, Simon Kimbangu e il Mugwe per il contesto africano, e lo stesso summenzionato Hubbard, per il contesto occidentale. Applicando a queste realtà il metodo storico-comparativo proprio della storia delle religioni, si è voluto mettere in luce da un lato come l’interpretazione in senso profetico di alcuni eventi e personaggi che hanno segnato la storia dell’evangelizzazione e del colonialismo in Africa sia stata funzionale al recupero dell’alterità esotica nella griglia interpretativa dell’occidente, quando non alla ‘invenzione’ di inesistenti figure tradizionali da consegnare alla disciplina antropologica; dall’altro, come la deliberata applicazione della qualità profetica sia servita a un nuovo movimento religioso per arrogarsi valore ed eccellenza, e soprattutto per ‘universalizzarsi’. 
Di fatto, l’ampliamento semantico del concetto di ‘profeta/profetismo’ non solo risulta funzionale ai fini dell’occidente – da cui il titolo: Dei profeti dell’occidente –, ma finisce anche per banalizzare la categoria stessa – come ci viene confermato, ad es., dal fatto che l’autore del libro cult del movimento new age, La profezia di Celestino, ha sentito la necessità di ricorrere a tale categoria per dare più forza al proprio messaggio. 

pp.270

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