La linea analitica dell’arte Pittura analitica Cacciola Griffa Morales
Edizione Valmore Studio d’Arte – I° edizione maggio 2015 Arcugnano ( Vi )
Buone condizioni; come si evince dalle foto espressamente realizzate per questa inserzione, l'esemplare in oggetto è in uno stato di conservazione complessivamente buono : rilegatura flessibile solida e compatta e pagine senza segni, sottolineature e/o pieghe di lettura. Il piatto anteriore e posteriore sono integri e senza danni/segni di usura degni di nota ( normale usura da scaffale: parte superiore del piatto e delle pagine svergolate, vedi dettagli in foto ). Pagine alquanto nitide, tanto all’interno che sui tagli, senza tracce di patina e/o fioriture.
Dopo una prima mostra sulla Pittura analitica con la presenza di cinque artisti, ora Valmore studio d'arte propone un secondo appuntamento sul tema presentando altri tre esponenti, Cacciola, Griffa e Morales, che esprimono la necessità di un azzeramento del linguaggio artistico per cercare una nuova modalità espressiva frutto di analisi e autoriflessione.
Negli anni '70 pur facendo ancora della tela il loro strumento di lavoro, riflettono sul processo del loro operare e teorizzano le loro riflessioni, ponendosi così di diritto in quella che il critico Filiberto Menna definì posizione “analitica dell'arte”.
Enzo Cacciola attua un continuo processo di ricerca analitica prendendo in esame esclusivamente la “superficie”, in cui prevale la matericità dell'opera ottenuta usando materiali inediti (cemento, asbesto, acciaio) concepiti normalmente per uso industriale.
Egli analizza in modo sistematico il suo operare esprimendo una metodologia che intende ricondurre le singole azioni ai loro principi fondamentali e descrivendo nei dettagli il processo operativo del suo lavoro.
Giorgio Griffa rifiuta fin dalla fine degli anni'70 l'uso del telaio e traccia i suoi segni sulla “tela grezza e libera”. Con un gesto di concentrazione passiva lascia una traccia in uno spazio perennemente incompiuto. Egli affida la sua poetica ai mezzi tradizionali della pittura intesi non come materiale da plasmare ma per la loro gamma di sedimenti storici, di conoscenza e di peso culturale; l'esecutore si pone sullo stesso piano dei mezzi che concorrono a formare il lavoro. La tela non è uno spazio compiuto e definitivo ma un frammento di uno spazio indefinito e in espansione e ogni segno è di per sé esemplare e irripetibile.
Carmengloria Morales compone sempre un dittico di uguale dimensione. Interviene su una delle due parti con un gesto di pura pittura determinato assieme dall'artista e dallo strumento usato (pennello, matita, spazzola). L'altra parte del dittico rimane sempre vuota creando una dialettica significante in cui la pittura esamina se stessa rendendosi credibile.
Il suo lavoro simboleggia l'estensione della crisi attraverso una simmetria asimmetrica, potenzialità creativa e vuoto, tentando di ricondurre il suo lavoro a legge strutturale primaria.
Claudio Cerritelli
pp.42
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