Chieti. XXX° anniversario della Resistenza e della Liberazione 1944-1974. A cura di Mario Zuccarini
Provincia di Chieti – I° edizione 20 ottobre 1974
Buone condizioni; come si evince dalle foto espressamente realizzate per questa inserzione, l'esemplare in oggetto è in uno stato di conservazione complessivamente buono. I segni di usura più evidenti sono individuati sulla faccia anteriore della sovraccoperta il cui bordo superiore è sfrangiato ( vedi dettagli in foto ). Inoltre, sul risvolto del piatto anteriore e posteriore si può notare una cospicua fioritura bruna puntiforme, coerente con l’età della pubblicazione ( vedi dettagli in foto ). La rilegatura flessibile è solida e compatta, e le pagine risultano alquanto nitide, senza fioriture e/o tracce di patina, tanto all’interno che sui tagli. Non si ravvisano sottolineature, segni e/o pieghe di lettura nel testo.
Si è affermato da più parti che nel Chietino non vi è stato un vero e proprio nucleo di resistenza; che soltanto si è registrato qualche isolato movimento di ribellione allo straniero dominato da motivi contingenti attinenti al comportamento del tedesco che saccheggiava e razziava i centri occupati.
Un movimento, cioè, istintivo ed immediato di rivolta spontanea che affondava le sue radici più nella vita economica delle popolazioni assoggettate, che nella coscienza collettiva di belligerare contro un nemico che rappresentava una ideologia politica ormai ripudiata da tutto il popolo italiano.
A dimostrazione di questa tesi si citano e si analizzano criticamente gli esempi di sabotaggio compiuti nella provincia di Chieti contro i tedeschi, da quelli di Francavilla e Pollutri fino alle giornate di Lanciano per concludere che alla base di questi primi atti di rivolta non vi fu una vera e propria spinta ideologica, ma una motivazione di carattere strettamente economico, una esasperazione istintiva alla perdita del bestiame che veniva rubato alla popolazione del luogo e che, per la economia agricola della regione abruzzese, rappresentava l’unica fonte di ricchezza. Così anche le prime azioni di guerra della Brigata Majella coincisero con la difesa e il recupero del bestiame razziato; e la macchia, la via del bosco, fu scelta, più che per elezione spontanea in vista di un disegno più ampio, per sfuggire al rastrellamento nemico e ai bandi di arruolamento obbligatorio al lavoro.
pp.120
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