Amedeo Cicchitti Pompei il primo calco trasparente (Diario di uno scavo)
Editrice Il Nuovo – I edizione maggio 1993 L’Aquila
Ottime condizioni; come si evince dalle foto espressamente realizzate per questa inserzione, l'esemplare in oggetto è in uno stato di conservazione decisamente buono : rilegatura flessibile solida e compatta e pagine senza segni, sottolineature e/o pieghe di lettura. Il piatto anteriore e posteriore sono integri e senza danni/segni di usura degni di nota ( normale usura da scaffale, vedi dettagli in foto ). Pagine alquanto nitide, tanto all’interno che sui tagli, senza tracce di patina e/o fioriture. Dedica autografa dell’Autore su guardia volante anteriore (dettagli in foto)
Fino agli anni '80, il metodo standard per recuperare la forma delle vittime di Pompei consisteva nella colata di gesso liquido nei vuoti lasciati dai corpi decomposti all'interno della cenere indurita (il celebre "metodo Fiorelli" introdotto nel 1863). Sebbene efficace, il gesso rendeva il calco completamente opaco, nascondendo al suo interno lo scheletro e gli eventuali oggetti personali della vittima.
Tra il 1984 e il 1985, Amedeo Cicchitti brevettò un metodo alternativo, ossia l'utilizzo della resina epossidica trasparente al posto del gesso.
La tecnica fu sperimentata e applicata per la prima volta durante lo scavo dell'ambiente 10 della Villa B (detta di Lucio Crassio Terzio) a Oplontis (Torre Annunziata). In questo ambiente vennero ritrovati i resti di oltre 50 persone che avevano cercato rifugio dall'eruzione, molte delle quali portavano con sé i propri gioielli e ori. Cicchitti realizzò il calco trasparente sul corpo di una giovane donna, consegnando alla storia della disciplina un reperto unico al mondo che unisce l'esatta tridimensionalità dell'ultimo istante di vita all'evidenza biologica dello scheletro
Il testo del 1993 rappresenta il diario di bordo e la relazione tecnica di quella straordinaria operazione di restauro e archeologia. Al suo interno Cicchitti racconta le difficoltà tecniche legate alla fluidità, ai tempi di indurimento e alla trasparenza della resina epossidica, la cronaca quotidiana delle attività di scavo all'interno della Villa B di Oplontis e l’emozione e il valore scientifico del poter osservare la "materia" umana originale fusa insieme alla forma impressa nella cenere.
pp.150
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